Conversazione casuale di Sabato mattina, zingara con pupo in braccio: “Hai una moneta?”
“No, mi spiace.”
“Hai una sigaretta?”
“Certo, tieni”, gliela porgo.
“Mi fai accendere?”, se la infila in bocca. Prendo l’accendino e la aiuto ad accendere. Il fatto che il viso del pupo sia a pochi centimetri dalla sua bocca non la tange. “È proprio vero che i figli crescono anche sotto le bombe…”, penso tra me e me.
Parte lo sproloquio.
“Hai sofferto tanto nella vita…”; penso “facile questa, condizione umana, basta saper cogliere uno sguardo”.
“… hai avuto una storia con una donna finita male…”, penso “dai su, sei ancora ai preliminari alla Benny Hinn”. Le chiedo “è finita male la storia o la donna?!”.
Lei non batte ciglio, ormai le è partito il riff: “… ti hanno fatto il malocchio e le donne scappano da te…”. La interrompo: “ah sì?! Ed io che pensavo fosse solo scarsa igiene!”.
Tentenna. “Fammi leggere la mano…”, cerca di prenderla. Rifiuto gentilmente con un cenno: “No lascia perdere, non la capiresti la mia. O peggio rimarresti inorridita. E poi, io sono qui, ancora pronto ad essere stupito, non mi piace quando mi rendo conto che un romanzo volge al termine.”.
“Hai una moneta?”
“No, mi spiace. Te l’avrei data”.
Sorride, gira i tacchi prosegue la via.
Io, altrettanto.
Può essere di ispirazione per #standup.