Tecnologicamente regrediti

Era di industrializzazione: hai veramente bisogno di tutto ciò che viene prodotto?
Era del mercato globale: prodotti importati ed esportati su e giù per il mondo di cui si pagano pure trasporti e dazi. Perché non spedire ricette, progetti e formule? La risposta vien da sé, nella logica del profitto di pochi… Evvai di copyright!
Era del diritto d’autore e del brevetto: ma allora perché tante stronzate dette circa la necessità del raggruppamento sociale, del bene collettivo? Chi è ‘sto "collettivo"!?
Era della genetica: dopo il mapo, l’altro giorno ho visto un nuovo agrume — di cui non ricordo il nome ridicolo —, incrocio grottesco di un pompelmo con un melone… ho pensato a tutte le specie vegetali di cui l’uomo moderno ha perso cultura e conoscenza. Passiamo il nostro tempo ad inventare roba inutile per vite inutili. Un guizzo di novità per spezzare la noia di una vita fatta di cene davanti ad un telegiornale che si tiene ben lontano dall’essere informativo.
Era della comunicazione: a cosa mi serve spedire in tempo zero un’e-mail in Indocina, se non ho un cazzo da dire nemmeno ai miei vicini di casa, talvolta nemmeno a chi mi sta veramente a cuore? Con la potenza della Radio ci si sono anche fatte delle Rivoluzioni, con la potenza della Televisione ci hanno rincoglioniti tutti, ipnotizzati dalla lanterna magica. Ridotti a guardare in una scatola luminosa, appassionatamente e con gusto, le stesse cose che viviamo con obbrobrio dal vero. Analizzando la teoria della comunicazione Mittente-Messaggio-Codifica-Canale-Decodifica-Messaggio-Destinatario, mi rendo conto che sono state create infrastrutture potentissime per trasmettere il nulla. Trasmissione senza messaggio. Non per niente alla fine della fruizione siamo ignoranti quanto prima, se non di più. La stessa utilità del ponte sullo Stretto. La potenziale Rivoluzione di Internet (non intendo quella della comunicazione omnidirezionale, ma più precisamente dalla presa di coscienza che ne sarebbe scaturita o potrebbe scaturirne) è stata subito blandita farcendola di tutti i tipi di porno conosciuto e sconosciuto. E di altre amenità simili. Inter-nient.

Ci siamo dimenticati da dove veniamo, raccoglitori nomadi con una spiccata curiosità circa il funzionamento dell’habitat in cui siamo immersi. Conosciamo a memoria i visi di persone famose che potrebbero anche essere inventate, per quel che ne sappiamo. Ologrammi. Ma non conosciamo i nostri volti, per la paura e la vergogna di specchiarci, di vedere a cosa ci siamo ridotti. Di vedere le nostre sconfitte.
Ci fanno credere di essere il massimo dell’evoluzione planetaria… non siamo che formiche ridotte a riempire i granai della regina. No, non è corretto. La formica regina ha un’utilità, seppur figlia della logica di quella gran zoccola che è la Natura: sforna figli della patria a manetta, mantiene in vita la specie. È un elemento necessario del suo sistema, necessario quanto l’operaia asessuata che passa la vita avanti e ‘ndrè a raccogliere ciarpame per nutrire il gruppo.
La nostra regina è diversa, perché ci logora, riempiendoci di inutilità comode tipo i rasoi con tre lame e milioni di molle che tanto non seguiranno comunque i miei lineamenti dal momento che mi slabbro ogni volta che li uso; facendo questo ci allontana dalla nostra essenza. Ci fanno dimenticare che il nostro scopo iniziale era il "semplice" raggiungimento di condizioni "semplici" e "naturali". Ci fanno credere che il nostro scopo sia l’affermazione sugli altri. Al contrario, la civiltà avrebbe dovuto allontanarci dalla condizione naturalistica di rivalità dovuta alla scarsità di risorse. Non per niente si sprecano parole sulla fame nel mondo, ma non si sente mai in giro che il pianeta è potenzialmente in grado di sfamare tutti. Se il povero contadino keniota muore di dissenteria perchè beve in una palude, è anche perché l’acqua potabile viene utilizzata nello scarico del mio cesso… Sto scrivendo utilizzando il mio computer, consapevole del fatto che non mi servono tutti i 200 GB del disco fisso e tutti i 3,4 MHz del processore. Ciò di cui ho bisogno è semplice in realtà, ho bisogno di tempo. Per me.

Ho da tempo questo tarlo in testa: le soluzioni sono lontane perché i sistemi sono stati complicati e burocratizzati a tal punto da non permetterci di notare la semplice soluzione poiché abbiamo i paraocchi del fatto scontato, in cui siamo immersi da quando siamo nati.
Nel mondo dell’Economia vengono usate semplicemente operazioni matematiche imparate alle elementari: addizioni, sottrazioni (indebite), moltiplicazioni e divisioni. Ma magari sono ignorante e non sono a conoscenza di calcoli economici in cui sia necessario un calcolo logaritmico…

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