La mia esistenza è quasi perennemente impegnata per la mia sopravvivenza. Il tempo scorre e corre, ineluttabile. Investito alla sopravvivenza fisica, snaturata al procurarsi moneta anziché dirette risorse di sussistenza. Anzi neanche moneta, praticamente esclusivamente crediti. Un meccanismo che ha radici nel Neolitico.
Torno a casa la sera e vedo i tre occhi e sorrisi che farebbero la mia vita. Sei occhi, dieci zampe e due mani. Ma non posso ancora vivere. La necessità di esistenza ha atterrito la mia capacità di vivere a pieno quello che è il mio mondo filtrato alla quint’essenza.
Esisto vigile circa diciannove ore al giorno, per vivere pochi minuti, la sera.
Quante sovrastrutture… mah sì, l’accoglienza che mi date è ciò che mi interessa.

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